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Cenni Critici

CENNI CRITICI

 

DANTE MAFFIA 2010,

A guardare queste sue opere si è tentati perfino di pensare alla cabala, a un procedimento esoterico che si svolge con simbologie predeterminate e che mira al misterico, ma credo che ciò sia una forzatura, una lettura troppo particolaristica, perché i quadri di Paolo sono colmi di un sorriso pittorico raffinato e colto e semmai hanno in se il sogno di quella città del sole campanelliana che è progetto per intravedere il luogo della felicità.

Si faccia attenzione al linguaggio: i segni sono reiterazioni di linee che sviluppano connessioni ideali e tendono alla rappresentazione di un linguaggio visivo che non permette distrazioni, perché diversamente sarebbe una lettura parziale. Se si vuole si tratta di “spartiti” che bisogna cogliere nella veridicità dell’insieme per poi poterli godere nei particolari. La pittura tende alla magia, ma senza arrovellamenti, direi anzi con misura e pacatezza, con colori gioiosi, con il blu dell’aria, le terre di Roma e altri opportuni inserimenti molto calibrati e pertinenti.

 

GIORGIO DI GENOVA 2009

STORIA DELL’ARTE ITALIANA DEL ‘900

GENERAZIONE ANNI ‘40

EDIZIONI BORA

…Viterbini ormai s’è dotato d’un suo lessico che, utilizzando punti e linee, cioè il suo particolare alfabeto morse pittografico, visualizza itinerari retti, conformazioni circolari o radiali di topografie metropolitane, come fossero schizzi realizzati stenograficamente con punti e linee sulla superficie. Una superficie così sommessamente materica da creare effetti a buccia d’arancia, i quali contribuiscono a sostanziare di tattilità le sue topografie tratteggiate con il suo pittografico alfabeto, vuoi in positivo vuoi in negativo, con un sottile gioco di rimando dal giorno alla notte, Infatti quando i suoi punti e linee costruiscono topografie su superfici, l’artista ci restituisce memorie di vedute diurne, mentre quando le superfici sono azzurre, allora essi si riferiscono agli effetti di luce molto simili a quelli che si colgono di notte da un aereo che sorvola una metropoli poco prima di atterrare…

Viterbini continua a viaggiare nel perimetro del suo studio con la strumentazione del suo “glossario” pittografico. E in ciò trova la sua libertà. Quella libertà che ogni artista prova  allorchè raggiunge la maturità nel cotempo espressiva ed esecutiva.

 

NUCCIA MICALIZZI, 2008

ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA, LONDRA

FIUMANO FINE ART, LONDRA

ITALIAN SUGGESTIONS,  DAL TEVERE AL TAMIGI

Una pittura questa di V., solida non solo nella tensione inventiva ma anche nell’elaborazione del tessuto cromatico che si offre come ulteriore momento di riflessione, alla ricerca di equilibri che le non facili architetture di storia e di speranza rendono spesso precari…

Un microteatro dove, tutto dunque, è simbolicamente presente.

Dove, tra profili e segni, tensioni, citazioni e rimandi, val la pena testare la qualità dell’esistere narrata da colori che si inseguono, evocata da tracce e stratificazioni storiche che la legittimano permeando lo spazio pittorico nel quale convivono senso e incompiutezza, incongruenze, contraddizioni e armonie.

Siamo di fronte ad una ricca e fantasiosa varietà di spunti narrativi, di proiezioni di sogni, e desideri, di suggestive proiezioni del reale e a lucide interpretazioni del fantastico…

 

ALBERTO ESPOSITO, 2008

ITALIA SERA, 13.FEBB.2008

LE “VISIONI” DI P.V.

…P.V. realizza figure “astratte” da lui percepite come “reali” per definire “cartografie” di spazi urbani disegnati come tracciati di antichi insediamenti. Le sue visioni di parti di città non identificabili, o meglio dei segni che le compongono, sono visualizzate nello spazio pittorico come sintesi della luce che caratterizza e distingue di giorno e di notte i luoghi (strade, piazze, vetrine, centri commerciali) delle città. In questo senso la pittura di V. può essere definita più che astratta, di sintesi

 

 

 

 

FRANCO CAMPEGIANI, 2008

MUSEO CIVICO DI MARINO, UMBERTO MASATROIANNI

VISIONI

L’ORDINE NEL DISORDINE

… il pittore in vari cicli affronta il tema dei tessuti urbani, in uno scandaglio che gradatamente approda ad una sorta di ultrafisica delle realtà megalopoli tane. E’ un informale sui generis il suo, che lavora sulla materia rintracciandone, nei grovigli magmatici e nei dedali molecolari,, la profonda essenza spirituale.

Siamo ben al di la del caso cui si affida molto spesso l’informale.

V. trova nel cuore della materia, nei tessuti più segreti delle cose, una progettualità intelligente che sfugge non solo al caso ma anche alla ragione…. E le impronte plastiche, in un effetto impressionistico, da antica pittura compendiaria, disegnano le arterie di una segreta architettura armonica operante all’interno dei macroscopici centri urbani osservati.

…Le tele di V. sono in fondo dei mandala ipnotici, le cui linee guida danno vita ad una sorta di metafisica del cemento e dell’asfalto, del chiasso e dello smog, che invitano a cercare l’ordine nel disordine, o il complesso essenziale, in un’armonia degli opposti ritrovata…

Il progetto metropolitano, il suo town desaign, così ricco e fervido di ottimismo arcano, non mira a edificare nuovi e confusionari territori urbani, bensì a rapire le interiori musiche, sintonizzate con le sinfonie universali.

 

FRANCO CAMPEGIANI, 2006

GALLERIA GRAFICA CAMPIOLI, MONTEROTONDO, (ROMA)

PERCEZIONI METROPOLITANE

…L’artista lavora su un progetto metropolitano non angosciante, ma ricco e fervido di ottimismo arcano, dove la dinamicità delle linee e dei colori non ha niente di confusionari,, bensì di elegante ed armonico, di luminoso e plastico, quasi un movimento ritmico ricollegabile ai segni ancestrali e ai moti di danza primordiali. E’ una panoramica del formicolio cittadino, che si raccoglie in linee-guida essenziali, dando vita ad una cartografia interiore della città, ad una radiografia dell’anima umana.

…Non sono pertanto , delle costruzioni utopiche, delle descrizioni di una novella città del sole. Sono piuttosto immersioni dell’intimità del reale, nella babele delle odierne metropoli, tese a cogliere i segni arcani e la segreta mappa armonica, per una festa insieme sensibile e spirituale…

 

BIAGIO CACCIOLA, 2002

SALA VIP VITTORIO ALFIERI

 AEROPORTO TORINO CASELLE

…La mera divisione spazio-temporale lascia il posto ad un percorso cosmico dove la condizione del viaggio e della traversata riprendono i toni onirici dei tanti Ulisse che ognuno di noi, uomini moderni, incarna negli esili e nei viaggi di ogni giorno ed ogni notte.

La tecnica di P. Viterbini lo tiene a riparo da ingenuità stilistiche rassicuranti. Il colore che si fa forma

Permette all’artista di comunicare la sobrietà di un viaggio dove il mare è sempre complice, penetrato e penetrante.

 

FRANCESCO PETRUCCI, 2002

SALA VIP VITTORIO ALFIERI
AEROPORTO TORINO CASELLE

…Come scrivevo nel 1998, si trattava di una esperienza pittorica che si muoveva “tra i due fondamenti dell’arte figurativa: la ragione e l’istinto, lo spazio riservato alla coscienza e quello dell’inconscio, la forma espressa intellettualisticamente attraverso l’astrazione del disegno ed il suo contrario cioè il colore”

Negli ultimi anni V. si è concentrato come un monaco benedettino cistercense, un illustratore di incunaboli medievali, in una ricerca sempre più intellettualistica e solitaria, chiuso nella torre d’avorio del suo studio di Monte Gentile ad Ariccia, elaborando un linguaggio sempre più sofisticato e di grande originalità formale…

Per V. la scelta tra figurativo e non figurativo, tra informale e formalismo, non trova contrapposizione, ma passa attraverso il medesimo linguaggio pittorico, quello di un neo puntinismo che sfalda la forma, la immerge nella luce, ma anche nel pulviscolo degli spruzzi d’acqua.

Rimane sempre la geometria, l’attento e calibratissimo studio della composizione, dell’inquadratura, rivelando ancora una volta la sua attitudine di architetto mancato.

 

STEFANIA SEVERI, 2001

BASILICA DI S. MRIA IN MONTESANTO, ROMA

LA RICERCA DELL’ASSOLUTO

…Lo spazio pittorico di P.V. si produce attraverso la presenza di elementi parcellizzanti, quasi un omaggio agli atomisti: “verità solo gli atomi e il vuoto” affermava Democrito nel V secolo a.C.. E questi “atomi” l’artista ri-compone secondo una costruzione razionale d’ispirazione pitagorica, e dalla loro giustapposizione e dalla loro relazione fa generare il moto così da ottenere immagini caratterizzate da dinamismo… E’ evidente il ricorso a “l’esprit de geometric” di cui si fece interprete Pascal. Questo “esprit” è visione raziocinante dell’universo che, nelle forme del cerchio, della retta, dell’ellisse e quant’altro trova le proprie certezze: Non a caso le forme geometriche sono state assunte anche a modelli simbolici nell’ambito della metafisica.

…L’entità ispiratrice è la città, una città vista prevalentemente dall’alto e di notte… luci, case, territorio si riducono ad elementi parcellizzanti luminescenti che l’intelletto separa ed ordina così da ottenere figure geometriche con andamenti centrifughi e centripeti…

 

 

GIOVANNI CERRI, 2000

ASSOCIAZIONE CULTURALE RENZO CORTINA, MILANO

SCENARI URBANI

… Osservando queste coloratissime geometrie che ben presto sposano l’asciutta e severa concezione verticale delle megalopoli americane, con le dolci e “gravide” modulazioni armoniche delle costruzioni arabe e mediorientali…,  si ha l’impressione che l’artista intenda rappresentare soprattutto un suo luogo mentale, quasi un’allegoria del “villaggio globale”. Queste città, infatti, potrebbero essere, per un’atmosfera da sogno notturno, sia terrestri che spaziali, tanto risulta evidente la loro oniricità, il loro essere immateriali e fluide apparizioni fantastiche, dove coesistono grattacieli, cattedrali gotiche e centrali nucleari, minareti e sinagoghe, castelli e basi di lancio o atterraggio di viaggi interstellari;  luoghi insomma che assomigliano sia a Venezia che a Cape Canaveral, sia a Istanbul che a New York, città costruite con innumerevoli tasselli colorati che tono su tono scompongono il tutto in tanti micro mondi particolari…

 

ELENA DI RADDO, 2000

CIRCOLO CULTURALE BERTOLT BRECHT, MILANO

DENTRO LA CITTA

… La singola esperienza della città si inscrive in un disegno più ampio, dalle dimensioni addirittura cosmologiche. Le curve colorate  dei dipinti di P.V. innalzano la terra al cielo, la città costruita alla perfezione del cosmo, creano ritmi universali, cosmologie storiche che raccordano le forme del passato con quelle del presente. Il tempo storico della città contemporanea si dirada nella proiezione dello spettro luminoso.

…La descrizione della città si definisce così come costruzione di un sistema simbolico fatto di ritmi lineari e geometrici… V. non definisce gli spazi, determina i ritmi attraverso la geometria e quindi, il pensiero, ma si lascia cullare dalla suggestione dei colori.

…Il senso complessivo della visione della città, sintetizzato dalle sue luci ad interessare V. e a suggerire un parallelismo tra l’eterno divenire del cosmo e il progresso evolutivo  dell’organismo cittadino…

 

CRISTINA BELLONI 1998

Galleria Fluxia, Chiavari, Genova

TERZ’OCCHIO, ottobre 1998

Tracce di luci e ombre; semicerchi che compaiono come compiute risultanze di miriadi di accostamenti cromatici, di molteplici tratti, minuscole pennellate, a comporre la complessità dell’insieme.

…Il propagarsi all’infinito delle miriadi di raggi scaturenti da fonti luminose, il loro incrociarsi, intersecarsi il rendersi molteplici flussi, quasi un mosaico in chiave “pointillist”, si avverte vivo e in espansione, nel brulicare delle sensazioni provocate da una così fluida cromia.

Il piano della superficie è attraversato da itinerari e griglie, da contrasti di segni orizzontali in campi e insiemi che si concentrano o diradano… Una costruzione di segni raggianti, di essenzialità luminose, di risonanze e riverberi cromatici che evoca i fitti e variegati intrecci delle luminosità cittadine delle vie notturne, o i misteriosi dedali di antiche piante urbane…. Tracce che comunque sottintendono e lasciano intuire l’esistenza di vita pulsante, di un’organizzazione capace di creare tra ordine e caos i propri equilibri

GABRIELE SIMONGINI, 1998

Il tempo ritrovato, ass. cult. Roma

De Luce Urbis

… artista attento alla sensualità del mondo, offre ora una traduzione in cifre della luce romana trasformandola in una epifania di intensità luminosa evocata come pura energia. Le sue “cartografie” precedenti, i suoi percorsi-segnali hanno acquisito una più scorrevole fluidità lirica anche tramite un approfondimento dell’astrazione concepita come forma assoluta di supremo realismo spirituale, che ci libera dalla schiavitù dell’oggetto. Sopravvive nei suoi quadri, una sorta di personale “alfabeto Morse”, che rivela l’esigenza di tracciare una perentoria via comunicativa, quasi sonora oltre che visiva, ma protagonista dell’analisi delle apparenze compiute da V. diventa l’espansione illimitata della luce come metafora della vita cosmica. Il radioso ottimismi futurista si unisce al ricordo del raggismo di Larinov e della Goncàrova, nell’esaltazione di una parcellazione del colore in quantità elementari di energia. Paolo sa bene che la vera novità creativa del XX secolo, per forza di intensità evocativa e per sintesi di linguaggio, è l’arte astratta, la più vicina, per certi versi, all’immaginazione virtuale che sembra oggi andare tanto di moda.

 

FRANCESCO PETRUCCI,  1998

RIGORE E LIBERTA’ 

… si può scorgere nell’opera di V. un processo inverso rispetto al percorso che i maestri del novecento hanno sviluppato, non dalla forma alla disgregazione, bensì al progressivo condensarsi – naturalmente negli anni di attività – di una materia pittorica magmatica e assolutamente libera, in geometrie rigorose. Sono i segni di un codice segreto, di un linguaggio criptico che può essere decifrato solo attraverso un esame oggettivante della realtà contemporanea, delle sue contraddizioni, delle sue ambiguità, ma anche della fiducia del progresso tecnologico e della ricerca scientifica.

Le linee, i cerchi e le successioni di punti, emergono e si stagliano in una materia pittorica informale, ordinate secondo una disposizione che non è mai casuale, ma che appare essere funzionale, come gli schemi urbanistici delle metropoli contemporanee…

L’artista predilige il rigore delle linee rette, le assialità, la purezza del cerchio, non l’organicismo ma la geometria. Non c’è la fuga espressionista, l’istintività, la pura passionalità, ma il sentimento, che comunque vibra sotto la ricca gamma cromatica, è racchiuso nella costruzione di un pensiero lucido. Insomma una ricerca di comunicazione e non la chiusura in se stesso….

 

 VITTORIO ESPOSITO, 1998

ITALIA SERA,  21.ott.1998.

… esprime visioni “spaziali” di una Roma che conserva le antiche strutture, storicamente stratificate e assorbite da quelle contemporanee, come elemento base del codice genetico della sua inconfondibile identità che viene evidenziata attraverso la luce. Sono “accenni” di forme o meglio ancora di sensazioni di forme che intendono sollecitare ricordi di luoghi e di momenti di spazi urbani, di strade che si intersecano in raffigurazioni che liricamente, “ricostruiscono” l’ambiente urbano; arcate, architetture e piazze si mescolano ai segnali luminosi degli messaggi pubblicitari, che illuminano le notti cittadine, su fondi cromatici che intendono riprodurre i colori che le varie “componenti” di Roma assumono al variare della luce a seconda dell’ora o della stagione

 

CARLOFABRIZIO CARLI, 1997

Galleria Monogramma, Roma

Effetto Metropolitano

Il luogo della pittura di P.V. è la metropoli contemporanea. Non questa o quella metropoli, ben inteso; non New York piuttosto che Roma o Tokio, ma la metropoli quale condizione culturale ed esplicitamente visiva. …Ciò che sta a cuore a V. è il vorticoso ed effimero addensarsi dei segnali urbani, in particolar modo quelli luminosi…

Pensiamo al nostro quotidiano ritorno a casa, la sera: cosa lo interpreta più icasticamente della guizzante traccia rossa dei fanali delle automobili? Talvolta osservandole con attenzione le tele di V. sembrano offrire una sorta di proiezione orizzontale della città contemporanea, quale consente una veduta aerea d’altissima quota, allorchè gli edifici si risolvono in un caleidoscopio di schegge luminose, alle quali l’andamento di vie e piazze attribuisce direttrici geometriche, segmentazioni rettilinee e curve…

 

 

 

GABRIELE SIMONGINI, 1997

AOC F58, Roma

Segni della memoria

Le metropoli di oggi sono “giungle” di segnali, messaggi pubblicitari. Il nostro occhio vaga nelle città in un perpetuo stato di allarme e di ansia. Ma la rapidità della vita urbana sembra essere direttamente proporzionale all’intensità dell’oblio e delle sensazioni effimere o superficiali. L’arte deve, invece, dare una risposta a questa situazione proponendo modelli concreti per una contemplazione più profonda ed interiore…. V. costruisce veri e propri labirinti di presenze segniche, possibili evocazioni di ricordi, richiami e quartieri urbani stracolmi di palazzi, o a raduni di folle sterminate. Sono, in realtà, sintetiche “mappe dello spirito” intese come ideali percorsi di una coscienza attenta ad un equilibrio esistenziale e spirituale, forse, oggi irraggiungibile. Il motivo del volo fisico e mentale (si pensi alle sue “spazialità planimetriche”, ed alla serie dedicata ad “Icaro” diventa una aspirazione simbolica dell’assoluta creatività.

 

GABRIELE SIMONGINI, 1997

IL TEMPO 25, nov, 1997,

Effetto Metropolitano, Galleria Monogramma, Roma

…P.V. da immagine raffinata e saettante al battito vitale delle metropoli di fine millennio, nella ritmica astratta di linee e colori che evocano le luci e i segnali ossessivi (semafori, fanali di automobili, ecc.) delle città do oggi.

…Ne vien fuori una visione gioiosamente lirica del vivace caos cittadino. Un modo come un altro –anzi nettamente migliore di tanti altri- per esorcizzare uno dei tanti elementi di stress del vivere quotidiano. Quasi una cura omeopatica per chi soffre di nevrosi da traffico metropolitano.

 

GABRIELE SIMONGINI, 1997

IL TEMPO 7- genn.-1997

AOC F58, Roma, “Segni della memoria

Il volo fisico e mentale, come aspirazione assoluta libertà creativa ed immaginaria, è il protagonista che le opere di P.V. esposte all’AOC F58. E non a caso i quadri più recenti dell’artista sono ispirati alla figura mitica di Icaro. Il volo come dimensione dello spirito fatto di luce, segno e colore prende immagine in un ideale e dinamica cartografia, già avviata nelle precedenti “spazialità planimetriche”.

 

GIANFRANCO FERRONI, 1997

IL CORRIERE LAZIALE 14 genn. 1997

AOC F58, Roma, “Segni della memoria”

… allievo di Eduardo Palumbo presenta i complessi ed insoliti segnali che la modernità consegna quotidianamente all’uomo….. Ed un modello concreto viene offerto da P.V. che traccia con attenzione, stile e (autentica rarità) impegno d’altri tempi, un possibile equilibrio, una coscienza futuribile ma radicata nell’esperienza, visibile grazie ad un percorso che non dimentica chi ha già sottolineato, nel passato, la difficoltà di essere contemporaneo.

 

VITTORIO ESPOSITO, 1997

ITALIA SERA,  3.dic.1997

Effetto Metropolitano

… In effetti la visualizzazione del pensiero logico di P.V. sembra concentrarsi nella definizione degli spazi come archetipi dello sviluppo architettonico del territorio (strade, piazze, gruppi omogenei di palazzi) percepito in una visione “aerea” dove tracce di luce si rincorrono, si intersecano e si aggrappano a creare “mappe” riferibili porzioni di città P. V. elabora un suo personale mondo di segni attraverso la scelta timbrica nella scala dei colori e ad una grafica raffinatissima. Ogni opera è un momento di indagine sulla percezione e sulla suggestione delle tessiture che compongono le immagini…

 

ROBERTOMARIA SIENA, 1997

Centro d’arte contemporanea “Luigi Montanarini”, Genzano di Roma

Ovvero di un Destino Stellare

… Grandiosamente perche la dimensione della pittura del nostro è quella del cosmo, delle stelle, delle sfere iperuraniche; nello stesso tempo, la cosmologia viterbiana parla sottovoce, usa un linguaggio sottile, rifiuta lo splendore barocco, si apre all’universo magato della liricità. Assistiamo così, da parte dell’artista, alla resurrezione del fanciullino pascoliano. Possiamo godere del lavoro di V. solo se non siamo più “occupati a litigare e a percorrere la causa della nostra vita”. Il fanciullino, aggiunge il poeta, è colui che “ci fa perdere tempo”; che da parte sua il pittore ci dice che perdiamo (felicemente) il tempo nel momento in cui approdiamo al linguaggio non più referenziale dell’arte. L’antireferenzialismo scelto da V. non è quello ascetico e neoplatonico di Mondrian e di Malevic, ma quello che (al contrario), si piega sui moti sottili dell’anima, ne ascolte la musica e il battito riportando così le sfere al microcosmo più segreto di noi stessi.

 

STEFANIA SEVERI, 1995

Basilica Santa Maria in Monte Santo, Roma

Segni della memoria, NEXT n. 35 autunno/inverno ’95,

… Il cammino di V. è decisamenta pittorico, incanalato com0è nello studio sulle relazioni tra superficie-forma-colore. La sua ricerca è maturata attraverso l’analisi di quel filone che attraversa il vasto campo dell’atre dal Pointillisme a Mondrian all’Optical Art. L’artista, tuttavia, insofferente di eccesso di scientismo, approda a risultati personali non ignari di quella visceralità e materialità che fu propria dell’Informale, Nei suoi dipinti, in particolare, la suggestione luministica, che emana infiltrandosi quasi a forza tra l’opacità dei “segni”, sembra alludere ad un processo di demarcazione dei gravi anche in chiave spirituale.

 

LUIGI TALLARICO, 1995

Basilica Santa Maria in Monte Santo, Roma

Segni della memoria

…La pittura diventa luogo di individuazione e di penetrazione i quanto avviene dall’esterno-interno, stabilendo la vera autonomia dell’arte, che è immanenza di esperienze e di funzioni, cioè fatti e atti, basici e spirituali, riconducibili tutti entro l’opera. In conseguenza, nei pannelli di V. è la pittura che si appropria degli archetipi elementari e li tramuta in luoghi dell’arte, come tante tessere di spessore e colore che l’artista mette insieme con sapienza e rigore, per il grande mosaico che dovrà identificare la mappa ambientale-spirituale dell’uomo e della città. In V. la pittura è infatti progetto architettonico ed è pertanto il luogo per eccellenza dove si esercitano i segni della memoria censuaria urbana…

 

MARIANO APA, 1993

Galleria l’Idioma, Ascoli Piceno

Figure del tempo.

…V. realizza un doppio registro dello spazio per unità intenzionale della dimensione temporale. Da una parte schiaccia tutto l’immaginario segnico e geometrico sulla campitura cromatica uniforme e divelta l’inconscio della superficie. Da una diversa interpretazione prospettica e diversa realtà interpretativa…

Lo spazio è il ricordo del sogno e dell’inconscio mostrato da un puntinismo dilatato che magneticamente attrae e respinge, secondo una interiore pulsione…. V. dipinge vaganti corpuscoli, segni disposti dentro lo spazio – spazio sia schiacciato che voluminoso -. Tali corpuscoli si organizzano ora per realizzare una scenografia urbana, un referente iconografico; ora per mostrare il valore di un sogno, in un vagare ora ordinato ora dispersivo, ora con ritmo ora senza timbro; in un doppio registro formale e spaziale per narrare la unità temporale di una pulsione inconscia che si autoproclama nel corpuscolo modulo che “segna” la referenza spazio-temporale del corpo della superficie.

 

CARLO GRASSI, 1990

Galleria Lo Spazio, Napoli

Nel sogno della pittura

…V. osserva e giudica il mondo circostante come si può vedere mentre si viaggia a mille chilometri all’ora. Nella sua ricerca egli intende procedere, oltre le apparenze fenomeniche e oltre ciò che vedono gli occhi, nel cuore stesso dello sguardo. Il pittore infatti non scorge la realtà secondo l’ottica abituale, ma , di fronte a delle cose deformate in movimento, ne trae solo gli ultimi bagliori prima che si dileguino.

La prospettiva attraverso la quale si muove P.V. è di un interessante tendenza neo-futurista e l’impatto cinetico delle sue opere –che risulta maggiormente intenso nelle tele a due colori, o addirittura monocrome-, mira a definire lo stato intermomentale nel quale lo sguardo recepisce solo un itinerario, una traiettoria prima che il cervello razionalizzi e ricomponga una traiettoria…

 

 

 

 

 

GERARDO DE SIMONE, 1990

Galleria Lo Spazio, Napoli

Dal disordine un ordine in cui converge una limpida dolcezza.

… Aria-solarità-acqua, per V. rappresentano l’idea della pittura nella sintesi della forma e del colore: quali momenti comunicanti tra opera e fruitore, attraverso le varie e complesse evoluzioni creative.

Del resto un’opera pittorica sonda i segreti del mondo mettendo in luce il succo delle cose alle quali apparteniamo.

La pittura di V. nasce dall’alto… analizza una natura percettivamente astratta, una natura che al momento non può toccare; ma che si scioglie nel pensiero dell’artista, carica del suo spirito sensoriale, si mescola nel suo sangue, stimola il suo spirito creativo, freneticamente alimenta il ritmo della sua vita emozionale… dipinge sensazioni di paesaggi, pure apparizioni, costruite attraverso delle coordinate segniche imbevute di luce solare, che si libera nello spazio aggrovigliato in senso verticale…

 

VITO APULE0, 1990

Galleria Lo Spazio, Napoli

Nel Sogno della Pittura.

In bilico tra elaborazione tecnica e scavo sentimentale, la pittura di P.V. si offre all’analisi sollecitando nell’osservatore la complicità di uno sguardo che trovi nel piacere disinibito del vedere un momento di suadente partecipazione. In tal modo l’attenzione si concentrerà sulla forma e sul colore. Su quella capacità di comunicazione con l’esterno che la schiettezza dell’impaginazione consente di percepire.

Consapevole che i confini del sapere e del sentire sono dilatabili ed estensibili oltre misura e che a dispetto di ogni possibile futuro dominato in maniera incontrastata da un universo tecnologico esiste una condizione creativa che non può fare a meno della capacità dell’uomo di introiettare le spinte del comunicare…..

Si è portato al di sopra delle nuvole e volge l’attenzione a quello che filtra attraverso di esse, aq quei brandelli di paesaggio che il singolare schermo inquadra, creando interferenze che sovrimpongono il mutevole cielo degli spazi marini alle quinte oscure del profilo delle montagne, l’algido splendore delle nevi eterne, al caldo del sole abbagliante, il verde intenso delle foreste, alle tremule vibrazioni delle risaie, esaltano l’insieme come evocazione di un barocco rovesciato… coniuga la stretta inerenza del concetto con il segno che lo assume e le rappresenta in modo quasi fisico, simbolico, organizzando una serrata e calibrata trama di rapporti lineari e cromatici..

 

GASTONE BIGGI, 1989

Museo dell’ifiorata, Genzano di Roma

La Luce dell’Aria

P.V. che in una felice successione di tele, ridondanti di vibranti cromie, crea un panorama squisito, e perché no, gentile, dove l’aria, colorata si fa piena di preziosi pollini e che ai nostri occhi rinnova presentandoci l’atmosferica variabilità degli eventi e dei pensieri più segreti, per una pittura che sempre più tende ad una ostinata ricerca del tono più intimo, della nota più nascosta di quel ricco suono che pur scorre tra i Debussyani vapori delle sue figurazioni.

 

VITTORIO ESPOSITO, 1988

Galleria Louis, Roma

La forma del colore.

La ricerca della forma attraverso il proprio colore: questo il fine per

CENNI CRITICI
 
DANTE MAFFIA 2010,
A guardare queste sue opere si è tentati perfino di pensare alla cabala, a un procedimento esoterico che si svolge con simbologie predeterminate e che mira al misterico, ma credo che ciò sia una forzatura, una lettura troppo particolaristica, perché i quadri di Paolo sono colmi di un sorriso pittorico raffinato e colto e semmai hanno in se il sogno di quella città del sole campanelliana che è progetto per intravedere il luogo della felicità.
Si faccia attenzione al linguaggio: i segni sono reiterazioni di linee che sviluppano connessioni ideali e tendono alla rappresentazione di un linguaggio visivo che non permette distrazioni, perché diversamente sarebbe una lettura parziale. Se si vuole si tratta di “spartiti” che bisogna cogliere nella veridicità dell’insieme per poi poterli godere nei particolari. La pittura tende alla magia, ma senza arrovellamenti, direi anzi con misura e pacatezza, con colori gioiosi, con il blu dell’aria, le terre di Roma e altri opportuni inserimenti molto calibrati e pertinenti.
 
GIORGIO DI GENOVA 2009
STORIA DELL’ARTE ITALIANA DEL ‘900
GENERAZIONE ANNI ‘40
EDIZIONI BORA
…Viterbini ormai s’è dotato d’un suo lessico che, utilizzando punti e linee, cioè il suo particolare alfabeto morse pittografico, visualizza itinerari retti, conformazioni circolari o radiali di topografie metropolitane, come fossero schizzi realizzati stenograficamente con punti e linee sulla superficie. Una superficie così sommessamente materica da creare effetti a buccia d’arancia, i quali contribuiscono a sostanziare di tattilità le sue topografie tratteggiate con il suo pittografico alfabeto, vuoi in positivo vuoi in negativo, con un sottile gioco di rimando dal giorno alla notte, Infatti quando i suoi punti e linee costruiscono topografie su superfici, l’artista ci restituisce memorie di vedute diurne, mentre quando le superfici sono azzurre, allora essi si riferiscono agli effetti di luce molto simili a quelli che si colgono di notte da un aereo che sorvola una metropoli poco prima di atterrare…
Viterbini continua a viaggiare nel perimetro del suo studio con la strumentazione del suo “glossario” pittografico. E in ciò trova la sua libertà. Quella libertà che ogni artista prova allorchè raggiunge la maturità nel cotempo espressiva ed esecutiva.
 
NUCCIA MICALIZZI, 2008
ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA, LONDRA
FIUMANO FINE ART, LONDRA<